Ritorno dell'investimento nelle startup: perché acceleratori, incubatori e business angel si affiancano ai fondi di venture capital tradizionali.
Seguendo i nuovi trend si stanno aggiornando le caratteristiche dei tradizionali attori che investono nelle start up. Secondo il report “We have met the enemy…and he is us” della Ewing Marion Kauffman Foundation infatti:
“Negli ultimi dieci anni, i mercati azionari pubblici hanno superato la media dei fondi di capitale di rischio e per 15 anni i fondi di capitale di rischio non sono riusciti a restituire agli investitori gli importi significativi di denaro investito, nonostante i successi di “alto profilo”, tra cui Google, Groupon e LinkedIn” [1].
Nel settore che riguardante le start up si stanno sempre più affermando alternative caratterizzate da una taglia ridotta degli investimenti: acceleratori, incubatori, business angels, oltre al crowdfunding.
Gli incubatori sono quelli che subiscono aggiornamenti sempre maggiori e grazie ad essi stanno avendo sempre più successo. Il modello degli acceleratori, infatti, si adatta molto bene (rispetto anche al modello dei VC[2]) ai nuovi approcci Lean Startup (merito della struttura snella e flessibili che li rende in grado di dare risposte rapide e qualificate) e alla crescita della domanda nel mercato dell’innovazione.
Dai dati emerge che nel settore start up sono sempre privilegiate competenze riguardanti il social media advertising, design e business development rispetto alle “antiche” skill finanziarie. Questo trend si vede anche dall’evoluzione degli stessi incubatori/acceleratori i quali si stanno, sempre più, concentrando sulle community in cui gli entrepreneur possano trovare figure quali marketing manager e business develpment, utili sia per la loro crescita che per un ritorno finanziario sull’investimento.
[1] Harold S Bradley, Diane Mulcahy, Bill Weeks, Ph.D., CFA, “We Have Met the Enemy…and He Is Us”, Maggio 2012.
[2] Venture Capital.
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